Modellseite: 3 Spalten (links, Mitte, rechts)

 

 

  

Il ruolo della lingua sarda nelle scuole e nelle università sarde

(Svenja Weisser)

Svenja Weisser e Hanna Huet si sono occupate del tema L'introduzione della lingua sarda nelle scuole e nelle università in Sardegna. Hanno progettato un questionario composto da 14 domande riguardanti l’introduzione del sardo nelle scuole e nelle università sarde e il parere personale degli intervistati su questo tema. L'obiettivo era quello di rilevare sia le opinioni personali degli studenti, dei docenti e di altri professionisti, sia le loro idee per la realizzazione concreta di un tale progetto.

 

Fattori sociolinguistici e la situazione attuale

Qualche decennio fa, gran parte della popolazione della Sardegna parlava la lingua sarda, principalmente in privato, cioè con gli amici e con la famiglia. Tuttavia, nel corso del tempo, la lingua italiana è diventata sempre più importante, sicché si è potuto registrare un notevole incremento dell'uso di quest’ultima (vedi anche l’introduzione di questo sito). Il problema è che il sardo viene parlato da una percentuale sempre più ridotta della popolazione, probabilmente anche perché non viene insegnato né a scuola né all’università. I bambini non imparano più a parlare il sardo da piccoli (figuriamoci a scriverlo). Ormai, molto spesso sono solo gli adulti che parlano questa lingua, ma anche fra questi ultimi è piuttosto la generazione anziana che parla il sardo. In genere il sardo viene utilizzato solo in famiglia, perché è considerato maleducato parlarlo al di fuori (vedi anche lo studio sul comportamento linguistico dei sardi). Inoltre, molto spesso non lo si parla più neppure in famiglia, perciò la lingua viene dimenticata o non viene affatto imparata. In un’intervista a una studentessa delle medie abbiamo scoperto che in alcuni casi uno o persino entrambi i genitori sono contro l’apprendimento del sardo. Di conseguenza, la lingua sarda è a rischio di estinzione perché i giovani non ne hanno una conoscenza sufficiente o perché non sono interessati a preservarla. Per queste ragioni il numero di parlanti attivi decresce in continuazione.

Tuttavia, non solo le scuole e l'insegnamento accademico mancano di corsi adeguati, ma anche nell’ambito extrascolastico ci sono poche opportunità di imparare il sardo. Come menzionato precedentemente, in molte famiglie non lo si parla quasi più. Accade comunque che i sardi crescano bilingue, soprattutto nei casi in cui si parla prevalentemente il sardo in famiglia e in cui l’italiano s’impara solo all'asilo o a scuola. Siccome la lingua sarda è considerata da molti sardi un mezzo di comunicazione volgare, gli adolescenti tendono a comunicare con la lingua nazionale. In genere capiscono il sardo solo se lo conoscono già dall'ambiente familiare. Il loro ruolo di parlanti attivi, tuttavia, è sempre meno importante.

Grazie alla legge regionale 26/1997 e alla legge nazionale del 482/1999, il sardo è stato riconosciuto come lingua minoritaria da tutelare e da promuovere. Tuttavia, non ha ancora lo stesso status dell’italiano. Anche per questo si cerca di introdurlo nelle scuole e nelle università (vedi anche l’introduzione di questo sito).

 

Inchiesta sul tema: Introduzione del sardo nelle scuole e nelle università sarde

Durante l’escursione abbiamo più volte avuto l’occasione di parlare con vari specialisti che si occupano dell'introduzione del sardo nelle scuole e nelle università, come per esempio Diego Corraine, Oreste Pili e Ignazio Putzu. Inoltre abbiamo potuto parlare con studenti, insegnanti e altri professionisti che abbiamo incontrato alla fine dell’escursione durante un incontro sull’uso della lingua sarda a Loceri.

Come già detto, abbiamo progettato un questionario sulla base del quale abbiamo intervistato un gruppo di persone.

1. Perché introdurre il sardo nelle scuole e nelle università sarde?

Per noi era fondamentale sapere dagli intervistati perché si vuole introdurre il sardo a scuola. La maggior parte ha risposto che altrimenti il sardo si estinguerebbe, poiché, come già detto, il numero dei parlanti attivi diminuisce sempre più. Alcuni sardi vedono la lingua sarda come una tradizione della quale vanno fieri e che vorrebbero trasmettere alle generazioni future e che vorrebbero assolutamente conservare. Ma perché il sardo non è ancora stato introdotto nelle scuole in Sardegna? Dal punto di vista degli intervistati ci sono molte ragioni: in genere però, accusano i politici di fare troppo poco per la salvaguardia del sardo - ad esempio tramite iniziative di educazione nelle scuole.

2. Il problema dell'introduzione del sardo nelle scuole e nelle università?

Una delle difficoltà principali è il finanziamento. Non ci sono abbastanza mezzi finanziari per introdurre la lingua sarda nelle scuole e nelle università. A Cagliari, ad esempio, i mezzi necessari per sostenere e mantenere la lingua sarda sono messi a disposizione dalla provincia; mentre le pubblicazioni di Diego Corraine - come per esempio la rivista eja - sono finanziate dalla sua stessa casa editrice.

Un altro problema è che non c'è accordo su come realizzare il progetto. Non è chiaro, per esempio, a che età e in quale istituzione e da chi la lingua sarda debba essere insegnata. Ciò che complica l'introduzione del sardo nelle scuole e nelle università, è il fatto che non ci sono insegnanti qualificati. La formazione di insegnanti qualificati può avvenire solo se ci sono programmi di apprendimento coerenti con i quali si può lavorare; ma non c'è, per esempio, nessuna grammatica scolastica unitaria. Generalmente non esistono molti materiali didattici. Come già detto, a causa della mancanza di pratica della lingua in ambito familiare, non tutti i bambini imparano il sardo. In alcuni casi, i genitori proibiscono ai figli di parlarlo. Il motivo è la convinzione che studiare e parlare la lingua locale porti a prospettive di lavoro peggiori. Analogamente, si crede che l'apprendimento dello standard italiano porti ad un maggior successo nelle professioni (Calaresu 2002). L'introduzione del sardo nelle scuole e nelle università non è solo un problema politico, ma anche un problema linguistico, perché per l’insegnamento del sardo nelle scuole e nelle università i sardi dovrebbero accordarsi su una varietà standard, invece di insegnare molti dialetti diversi o persino lingue standard diverse.

Il problema è che la lingua standard introdotta dall'amministrazione regionale (la LSC) è stata criticata da molti (cfr. l’articolo di Matthea Wilsch sulla standardizzazione del sardo).

3.Realizzazione del progetto di introduzione della lingua sarda nelle scuole e nelle università della Sardegna

Abbiamo intervistato diverse persone per sapere come si dovrebbe realizzare, a loro avviso, l'introduzione della lingua sarda nelle scuole e nelle università. Diego Corraine auspica, per esempio, una lingua standard comune (cfr. l’articolo di Matthea Wilsch sulla standardizzazione della lingua). Per lui non è importante quale lingua oppure quale dialetto venga impostato come lingua standard, perché i sardofoni capiscono tutte le varietà del sardo. Secondo Oreste Pili (coordinatore di su portalitu de sa lìngua sarda de sa Provìntzia de Casteddu e presidente dell’Acadèmia de su Sardu onlus), nell’insegnamento si dovrebbero utilizzare solo le macrovarietà: cioè il campidanese nel sud e il logudorese nel nord. Anche il professor Putzu dell'Università degli Studi di Cagliari rinuncerebbe, nell’insegnamento, a una lingua standard unitaria: preferirebbe piuttosto una varietà lingusitica per ogni subregione.

Oltre al professor Putzu anche alcuni insegnanti di Loceri sono del parere che, per preservare le tradizioni, dovrebbero essere insegnati i dialetti individuali delle subregioni. Il ragionamento è che se si scegliesse un dialetto per tutta la Sardegna tutti gli altri dialetti verrebbero trascurati e si potrebbero estinguere. Gli intervistati auspicano che le scuole possano scegliere quale dialetto utilizzare nell’insegnamento. La maggior parte era però d’accordo sul fatto che l’insegnamento della lingua sarda debba iniziare già dall’asilo (cfr. l’articolo di Matthea Wilsch).
Dato che trovare un accordo per una lingua comune, è un processo lungo e complicato, che la LSC è generalmente rifiutata e la grammatica di una potenziale lingua standard comune e unitaria dovrebbe prima essere scritta e poi appresa dagli insegnanti e professori, l’introduzione della lingua sarda nelle scuole e nelle università della Sardegna è poco probabile nel prossimo futuro.
Ciò aumenta la probabilità che il sardo scompaia, a breve, dall'uso linguistico attivo. Alla domanda su cosa si debba fare in caso di fallimento del progetto di introduzione del sardo nelle scuole e nelle università, nessuno degli intervistati ha dato una risposta precisa. I sostenitori dell’introduzione del sardo nell’insegnamento sono convinti che il sardo si imponga: rivendicano la parità della lingua sarda con quella  italiana e l'integrazione del sardo nei programmi scolastici.  
4. Materiale didattico
 
Per quanto riguarda il materiale didattico in sardo e sul sardo, i risultati della nostra ricerca sono stati deludenti. Spesso gli intervistati ci hanno rimandato ai propri progetti. Per esempio Diego Corraine ci ha presentato la rivista Eja e il libro per bambini La Pimpa (cfr. l’articolo I mass media in Sardegna di Svenja Steck) e Oreste Pili che ci ha fatto conoscere il Dizionario fondamentale del Campidanese .
Verso la fine del viaggio, abbiamo finalmente avuto l'opportunità di saperne di più sui materiali didattici per le scuole. Due studentesse delle medie ci hanno fatto sapere che ci sono materiali didattici sui temi della cultura sarda, le varietà della lingua e la lingua stessa. Tuttavia, tutti questi materiali didattici sono solo in italiano (cfr.anche la ricerca di Svenja Steck).
 
5. Progetti precedenti
 
In passato sono stati avviati diversi progetti per la conservazione della lingua sarda, come per esempio i corsi di lingua sarda per anziani organizzati alle Università della Terza Età. In una serata a tema a Loceri, consacrata all’uso della lingua sarda, abbiamo appreso che ogni tanto le scuole organizzano opere teatrali per bambini in lingua sarda e con costumi tradizionali sardi.
 
 

Conclusione

L'attuazione del progetto per l'introduzione del sardo nelle scuole e nelle università sembra tutt'altro che semplice. Sia nella politica che nella popolazione, la tematica è controversa. Alcuni insegnanti e professori preferiscono mantenere e insegnare i dialetti delle singole subregioni, cosa che contrasta con l'opinione di alcuni politici e altri individui che preferiscono una lingua standard comune, o almeno l’uso di non più di due macrovarietà. Ma al fine di preservare la lingua prima dalla morte, è necessario agire (cfr. l’articolo sul comportamento linguistico dei sardi di Friedemann Goetz e Giuseppe Misitano). Una conseguenza logica è l'introduzione del sardo nelle scuole, perché i bambini imparano le lingue più velocemente e più facilmente degli adulti. L'inserimento del sardo nei programmi scolastici è dunque un buon modo per garantirne la sopravvivenza.

Il problema è, comunque, che a causa delle differenze tra i politici e altri interessati finora non si è giunti a nessun risultato e che la realizzazione di un tale progetto è rimandata a tempo indeterminato. Allo stato attuale, sembra probabile che il sardo non abbia futuro. Ci sono comunque pochissime persone che si battono con tutta l’anima per la conservazione della lingua sarda, come Diego Corraine, con la pubblicazione della rivista Eja e libri per bambini. Si può ottenere successo solo se ci si mette subito d'accordo sul progetto. Per finire, si può dire che, vivacizzando il dibattito, si è riusciti a sensibilizzare maggiormente le persone sul problema della lingua, cosa essenziale per la sua conservazione.
Una possibile realizzazione di un tale progetto ha però ancora davanti moltissime difficoltà da superare.
 
 
Bibliographie
Altan, T. (200?): Pimpa e..., Nuoro. 8 vol.
Blasco Ferrer, E. (2005): Tecniche di apprendimento e di insegnamento del sardo, Cagliari.
Calaresu, E. (2002): „Alcune riflessioni sulla LSU limba sarda unificada“, in Plurilinguismo 9, 247-266.
Comitato Scientifico (2011): DFC - Dizionario fondamentale del Campidanese, Comune di Capoterra.
Corraine, D. (2010-?) (a cura di): Noas...Eja, Nuoro.
Legge nazionale n. 482 del 15.12.1999 (http://www.parlamento.it/parlam/leggi/99482l.htm, letzter Abruf 28.03.2012)
Legge regionale n. 26 del 15.10.1997 (http://www.regione.sardegna.it/j/v/86?v=9&c=72&s=1&file=1997026, letzter Abruf 28.03.2012)